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Le grandi storie d’amore che segnarono la città. Da Caterina Cornaro, regina di Cipro, a Bianca Cappello, granduchessa di Toscana a Desdemona vittima del Moro. PDF Stampa E-mail
Alessandro Rizzardini / Lunedì 10 Gennaio 2011 14:16

Le grandi storie d’amore che segnarono la città. Da Caterina Cornaro, regina di Cipro, a Bianca Cappello, granduchessa di Toscana a Desdemona vittima del Moro.

A Santa Croce, fino ai SS.Apostoli, a S.Polo fino a S.Marco. Palazzi storici e dai tre grandi stili.

Se a Verona il balcone di Giulietta è preso d’assalto da torpedoni d’innamorati armati con i loro pennarelli indelebili carichi di inchiostro e promesse di amore eterno, Venezia, intesa come città nel suo assieme, città dell’amore per definizione, non è certo luogo da meno.

desdemona

Una moderna interpretazione di Desdemona

Retorica romantica la vuole, infatti, terra promessa per qualsiasi nuova storia d’amore o meta dove eventualmente incorniciarla degnamente, con tanto di rito, fascia tricolore, viaggio in gondola, festeggiamenti vari e carta bollata, tutto compreso nel prezzo di solerti e specializzate agenzie, e Palazzo Cavalli di fianco a Ca’Farsetti con balcone con vista sul Ponte di Rialto, è, per così dire, lo sposificio del Comune.
Ma detto questo, Venezia e la sua storia millenaria hanno avuto indubbiamente interessanti storie legate agli affari di cuore.
Una ce la raccontò William Shakespeare nel 1603, ed è la storia di Otello, il Moro (geloso) di Venezia.

 

Solo un secolo prima, Venezia vide un’altra complessa storia d’amore. Una storia che coinvolse non solo affetti, ma anche molti canali diplomatici e politici della Repubblica.
La storia è quella di Caterina Cornaro, futura regina dell’isola di Cipro.
Caterina Corner (Cornaro), nasce a Venezia, da illustrissima e nobile famiglia, il 25 novembre 1454. E’ educata in convento a Padova, dove quattordicenne, è data in moglie per procura a Giacomo II di Lusignano, re di Cipro e dell’Armenia, che la sposa il 30 luglio 1468.
Solo quattro anni dopo a Famagosta, è celebrato il sontuoso e vero matrimonio.
Matrimonio che dura però per circa un anno, Caterina rimasta vedova, fa cadere, anche solo per la sua "origine", direttamente Cipro ancor più sotto l’influenza e gli appetiti veneziani.
In seguito, una serie di tentati "colpi di stato", sono sventati solo con l’intervento diretto della Repubblica Veneta e della sua flotta, che mettono in salvo la Cornaro e la sua famiglia.
L’intervento pressante, interessante e risolutivo della Serenissima, costringe poi - in estrema sintesi - la regina, volente o nolente, ad abdicare in favore dei futuri tenutari veneziani.
Rientrata e accolta trionfalmente in città, (il sontuoso corteo storico acqueo della Regata Storica si riferisce direttamente a questo episodio) Caterina è nominata per compensazione "domina Aceli", cioè signora di Asolo.
E nella bella cittadina della Marca trevigiana visse con il titolo di Regina, e il suo fastoso palazzo viene ricordato dalle cronache, come un celebrato cenacolo di letterati e artisti, che schierava tra i vari campioni, Lorenzo Lotto, Giorgione da Castelfranco, Pietro Bembo.
Molti sono i luoghi veneziani che ricordano la regina, dal Palazzo nel quale nacque, Ca’Corner della Regina nel sestiere di Santa Croce, fermata Actv S.Stae, e poi la chiesa con cappella di famiglia, dove si celebrò il suo funerale il 10 luglio 1510, la chiesa dei SS.Apostoli a Cannaregio (fermata Actv Ca’d’Oro), fino alla vicina chiesa di S.Salvador (fermata Actv Rialto) dove successivamente furono traslate, e si trovano ancora a riposare, le spoglie mortali.

caterina_cornaro  cacorner_della_regina
caterina_cornaro_bassorilievo_funebre

 

Caterina Corner (Cornaro), Ca'Corner della Regina e il rilievo funebre della tomba di Caterina nella chiesa di San Salvador a Venezia

Ultima stazione del nostro itinerario cittadino, all’insegna dell’amore folle, cercato, imposto ed anche perduto, quello che ci permette di raggiungere Palazzo Cappello a S.Polo (fermata Actv S.Silvestro), prima delle abitazioni veneziane di Bianca Cappello (un’altra di particolare rilevanza è Palazzo Cappello Trevisan in Canonico, nelle immediate vicinanze di S.Marco).
Una donna che le cronache narrano bellissima e che così appare senza dubbio, nei ritratti fin qui giunti.
A quindici anni è coinvolta in una fuga d’amore con il fiorentino Pietro Bonaventuri, che la corteggia e del quale se ne innamora perdutamente. Fuggono da Venezia nella notte del 28 novembre 1563, portandosi come bottino i preziosi della famiglia.
Grande scandalo e immediato ripudio da parte del padre di lei, Bartolomeo. La cosa giunge fino al Consiglio dei Dieci, la terribile magistratura veneziana, che tramite gli Avogadori di Comun, sentenzia il bando dei due dalla città, e una taglia per il Bonaventuri, "vivo o morto" che lo si voglia.
Nel frattempo i due, raggiunta Firenze, si sposano. Vivono tra mille difficoltà, perché il Bonaventuri ha poca arte e ancor meno parte.
Il caso fa incontrare Bianca e Francesco De Medici reggente di Toscana, figlio del Granduca Cosimo, subito dopo che quest’ultimo, ha abdicato al trono.
Francesco se ne innamora, ricambiato dalla bella veneziana che ama adornarsi di perle e profumarsi di essenze preziose.
Trova un "lavoro" a corte per il di lei marito e inizia un ménage à trois piuttosto osteggiato dalla Granduchessa Giovanna d’Austria, moglie di lui, che ha come colpa principale agli occhi del principe, di avergli saputo dare "solo" sei figlie femmine e nessun erede maschio.
Nel 1572 il marito di Bianca viene misteriosamente assassinato per strada; nel 1577 il De Medici ha il tanto agognato erede maschio (che morirà dopo pochi anni) e l’anno dopo, in un incidente misterioso, muore la stessa Giovanna d’Austria.
E’ il via libera per il matrimonio tra Francesco e Bianca, prima in gran segreto (1578) e poi in via ufficiale nel 1579, tra i mille ostacoli posti dal fratello del Granduca, il cardinale Ferdinando, dal resto della famiglia Medici e dal popolo fiorentino.
La Repubblica di Venezia, che del matrimonio con il principe viene informata per le vie "ufficiali", revisiona prontamente la sentenza degli Avogadori veneziani e nomina Bianca, "Vera e particolar figliola della Repubblica".
Così l’amore alla fine, vince su tutto, anche se mettendoci un po’ d’immaginazione da parte nostra.
I due fanno coppia, fino agli esiti nefasti di una cena tenuta presso la loro villa di Poggio a Caiano, nel 1587.
Cadono "ammalati" contemporaneamente di febbre terzana.
E contemporaneamente la loro malattia, si trasforma in una dura e terribile agonia di circa due settimane.
Muoiono e i loro resti, anche qui stranamente aggrovigliati in un ménage à trois post mortem, Francesco, Giovanna e Bianca, recentemente analizzati dall’Università di Firenze, fanno pensare, all’uso, mai dichiarato, ma solo fin qui supposto, dell’arsenico (e pure di famiglia).
Venezia, dopo la morte di Bianca, in virtù della contingente ragion di stato, non la ricordò affatto, proibendo persino il lutto, in città, tra i suoi famigliari.

bianca_cappello_alessandro_allori_Uffizi Bianca Cappello (part.), Alessandro Allori, Firenze, Gallerie degli Uffizi

Ne facciamo ammenda, nel ricordare questa storia così particolare e controversa, giunti ai piedi delle finestre rinascimentali di Palazzo Cappello a S.Polo, molti amori e circa 420 anni dopo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Novembre 2011 09:28
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