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Un percorso a zig zag tra storia, arte, curiosità | Stampa |

 


La prima donna laureata al mondo, i pesci che sanno contare, l’Isola di S.Giorgio, centro culturale e sociale, ma anche luogo di misteri e storie fantastiche. Il locale dove si è inventato lo Spritz, e l’ultimo quadro di Tiziano, dipinto per la propria tomba e che il Maestro non riuscì a finire.

L'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna si ritiene sia la più antica università del mondo occidentale oggi esistente e una delle più prestigiose.
La data di fondazione è stata fissata nell'anno 1088, e il suo fondatore fu individuato nel giurista Irnerio da una commissione di storici istituita in occasione dell'ottavo centenario della fondazione dell’ateneo, guidata dal poeta Giosuè Carducci.
 Circa 150 anni dopo venne la volta dell’Università di Padova, ma forse pochi sanno, che per trovare la prima donna laureata, bisognò aspettare circa 550 anni, con un primato da assegnare proprio a una donna veneziana.
Elena Lucrezia Cornaro nasce nel 1646 da nobile e antica famiglia veneta, dalla quale erano usciti quattro dogi, nove cardinali e non da ultima, la famosissima Caterina Cornaro, regina di Cipro.
Fin dall'infanzia dimostra doti di grande intelligenza e sensibilità: il padre, Procuratore di San Marco, le affianca i migliori insegnanti disponibili. Oltre a greco e latino, studia scienze naturali, geografia, astronomia matematica e varie lingue fra cui ebraico, spagnolo, francese e arabo.
Studia per soddisfare il proprio desiderio di conoscenza, ma volendo assecondare il padre, accetta di essere presentata al Collegio dell'Università di Padova per ottenere la laurea in Teologia.
Questo proposito incontra l'opposizione di alti prelati che non ritengono un tale titolo adatto a una donna, ma le è concesso di presentarsi invece in alternativa per la laurea in Filosofia.
La data della discussione è fissata per il giorno 25 giugno 1678, alle ore nove.
La sala del Sacro Collegio è gremita, numerosi sono gli stranieri che giungono da molte parti d’Europa per assistere all’eccezionale evento. La discussione è talmente soddisfacente, che viene trascurata l’abituale votazione segreta, per acclamare direttamente il neo dottore.

elena_cornaro

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, è ricordata a Venezia con una piccola targa affissa sulla fiancata del palazzo della sua casa natale, Ca’Farsetti, in calle del Carbon, attuale sede del Comune di Venezia con Ca’Loredan, palazzi entrambi del 1200, poi rimaneggiati nel XVI secolo, (fermata Actv Rialto, linee 1 e 2).
Dopo aver iniziato il nostro percorso con questa nota socio-culturale, lo proseguiamo con altre curiosità intellettuali, alcune più amene e leggere, ma non per questo meno interessanti.
La seconda tappa, infatti, ci porterà a scoprire un habitat naturale che racchiude una curiosità scientifica da poco resa nota.
Da Rialto ci portiamo a S.Zaccaria (linee 1 o 2, o anche a piedi per le Mercerie e Piazza S.Marco) e da qui attraversando lo splendido scenario del Bacino di S.Marco, con il vaporetto, all’Isola di S.Giorgio Maggiore.
Scesi ci affacciamo e osserviamo l’acqua nelle vicinanze dei grossi pali, dove è ancorato, con robuste catene di ferro, il pontile di attracco.
Noteremo tutta una serie di piccoli pesci, che si affollano nuotando controcorrente, tra questi i Gambusia Holbrooki.
Non desterebbero particolari attenzioni, questi piccoli pesciolini di circa cinque centimetri importati dall’America con la particolarità di essere predatori di larve di zanzara, sennonché recentissimi studi condotti all’Università di Padova, hanno rivelato che i nostri sono in grado di contare, e fino a quattro!
luca_pacioli Luca Pacioli, Jacopo de Barbari (attr.), Pinacoteca Capodimonte (NA)

Insomma, se pensavate che la peculiarità dei pesci fosse di essere muti, vi sbagliavate, almeno nel caso dei Gambusia Holbrooki, pesci che nuotano, non a caso, nella città dove fu inventata nel 1494, la “partita doppia” da Luca Pacioli, com’è testimoniato nel suo libro “Summa de arithmetica, geometrica, proportioni et proportionalita”.
Ma adesso che solleviamo lo sguardo e ci guardiamo attorno, possiamo osservare uno dei panorami mozzafiato di Venezia.
Ci troviamo, infatti, nel piazzale della Chiesa di S.Giorgio, opera dell’architetto vicentino Andrea Palladio che si occupò del progetto a partire dal 1575.
L’edificio fu terminato nel 1576, mentre la sua facciata fu completata solo nel 1610 da Vincenzo Scamozzi, trenta anni dopo la morte del maestro.
La basilica è dedicata ai santi Giorgio e Stefano (nella quale si custodiscono le spoglie) ed è costruita a croce latina, a tre navate, con cupola centrale e un ampio presbiterio. 
Le navate accolgono monumenti sepolcrali di dogi e di alti dignitari. Tra i dipinti spiccano l'Ultima Cena La caduta della Manna, di Jacopo Tintoretto, tele di Domenico Tintoretto, Jacopo Bassano, Palma il Giovane e Sebastiano Ricci. 
Nella cappella superiore è collocata una tela del Carpaccio raffigurante San Giorgio che uccide il drago.
Dalla chiesa si può salire al campanile di S.Giorgio, ricostruito nel 1791, dopo il crollo di quello antichissimo (1467), avvenuto nel 1774, altra vista mozzafiato, o gironzolare fino al famoso Teatro Verde (1952, architetti Luigi Vietti e Angelo Scattolin), nel caso il giardino, il più grande parco privato della città, si possa visitare.
Di fianco la chiesa, l’abbazzia benedettina, sede della Fondazione Giorgio Cini, con tutta una serie di spazi architettonici di assoluto rilievo, come il Chiostro dei Buora, il Chiostro Palladiano, il Cenacolo Palladiano, lo Scalone del Longhena, la Biblioteca del Longhena, la Manica Lunga e il Salone degli Arazzi.
Spazi e luoghi che furono dimora e laboratorio di Pellegrino Alfredo Maria Ernetti conosciuto ai più semplicemente come padre Ernetti, nato a Rocca Santo Stefano in provincia di Roma, nel 1925 e morto nell’Isola di S.Giorgio, nel 1994.
Padre Ernetti è stato un personaggio di tutto rilievo in vari campi, musicologo, inventore ed esorcista.
È noto soprattutto per avere svolto ricerche in un settore poco convenzionale per la comunità scientifica, ma più vicino, per così dire, al mondo della fantascienza.

cronovisore

Partendo da un’ipotesi di lavoro tracciata negli anni ’40 assieme a padre Agostino Gemelli religioso francescano, medico e fondatore dell'Università Cattolica di Milano, avrebbe progettato e costruito verso la seconda metà degli anni cinquanta, assieme a un gruppo di famosi scienziati, tra i quali l'italiano Enrico Fermi e il tedesco Wernher von Braun, il “Cronovisore”, una macchina che permetteva di vedere avvenimenti accaduti nel passato.
Una vera e propria “macchina del tempo”.
Uno strumento però, che dati i presupposti scientifici, poteva rivivere solo il passato, ma che lo portò in momenti molto importanti e spesso decisivi per l’umanità, come ad esempio, la passione e la crocifissione di Gesù Cristo.
Che fine abbia fatto il “Cronovisore”, secretato a quanto pare dal Vaticano, come del resto gli “appunti di viaggio” e le fotografie scattate, nessuno lo sa.
Rimangono un affascinante mistero, oppure, al contrario, una magnifica burla, ideata da scienziati in vena di relax.
Per riprenderci da tanto stupore, ci gustiamo una pausa e un buon aperitivo. Lo possiamo fare, in uno dei più famosi locali al mondo, l’Harry’s Bar di calle Vallaresso a S.Marco, raggiungibile da S.Zaccaria a piedi in cinque minuti.
Welles, Hemingway, Bogart, Bacall, Coward, Toscanini, i Windsor, i Burton, erano tutti clienti regolari all'Harry's Bar di Venezia. Ed è tuttora un piacere veneziano irrinunciabile”. Parole del proprietario, signor Arrigo Cipriani.

harrysbar

Dall’Harry’s, o in qualche altro locale, per lo “Spritz” bevanda la cui diffusione (assieme ai colombi) pare debba individuarsi nei soldati dell’Impero Austrungarico che occupavano Venezia verso la metà del 1800.
L'origine del nome dovrebbe derivare dal verbo tedesco "spritzen", che significa "spruzzare", il gesto appunto di allungare il vino veneto, piuttosto alcolico e “pesante”, con l'acqua.
Negli anni successivi, il costume si sarebbe diffuso ad altre città, con l'introduzione progressiva di varianti che, come tocco di colore, prevedevano l'aggiunta di alcolici di colore rosso, con la conseguente malaugurata quasi scomparsa delle coccinelle, che di quel rosso sono elemento fondamentale.
Ultimo appuntamento, di questa forse memorabile giornata veneziana, quello con l’ultimo quadro che Tiziano Vecellio, dipinse, prima della sua morte.
E’ ospitato alle Gallerie dell’Accademia, linee Actv 1 e 2, e s’intitola “La pietà” o “Compianto per il Cristo morto”.
E’ un dipinto ad olio su tela di grandi dimensioni (cm 389 x 351) realizzato tra il 1575 e il 1576 da Tiziano e completato in alcune parti da Palma il Giovane.

tiziano_piet 
Tiziano, Pietà, 1576, Venezia, Gallerie dell'Accademia

Un quadro dipinto per “arredare” la tomba dello stesso maestro, omai vecchissimo, che si appresta al suo ultimo capolavoro, in uno studio-bottega abbandonato da tutti, perché a Venezia imperversa la peste, e il figlio Orazio, l’amatissimo secondogenito, se ne ammala.
Squilibrato, tenebroso balugginante, drammaticissimo, dipinto non solo con il pennello, ma spalmando il colore con le dita direttamente sulla tela, un impietoso autoritratto di un novantenne, che nella figura di Nicodemo, trova l’eterno equilibrio sorreggendo, ma al tempo stesso, aggrappandosi al corpo del Cristo morto, in un continuo rimando, anche iconografico, tra morte e resurrezione.
Un capolavoro che anticipa quasi miracolosamente di tre secoli, espressionismo e impressionismo.
Il 27 agosto del 1576 tra gli spasmi della peste Tiziano muore e solo un provvedimento speciale, emesso d’urgenza, gli risparmiò la fossa comune; con una cerimonia frettolosa viene sepolto il giorno successivo nella chiesa di Santa Maria dei Frari senza che il quadro, non ancora terminato, fosse posto come ornamento della sua tomba.
La sua casa ai Biri, è saccheggiata, il figlio rimasto Pomponio, disperde tutti i bene paterni in un brevissimo lasso di tempo.
In più, ultimo oltraggio o mistero, nessuna traccia, in una ricognizione ottocentesca, dei resti del maestro fu ritrovata all’interno della Basilica dei Frari.
Di Tiziano rimangono comunque opera e fama, entrambe immortali.

Da Accademia, vaporetti di linea 1 e 2 per tutte le direzioni.

Alessandro Rizzardini (riproduzione riservata ©)

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