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Un' unica meta, per una meta unica: la pianta di Venezia disegnata da Jacopo De' Barbari | Stampa |

la pianta di Venezia disegnata da Jacopo de’ Barbari, la stampa completa e montata della xilografia e la visita ai “legni” conservati al Museo Correr di Piazza S.Marco.
La pianta, disegnata i tre anni dal 1498 al 1500, è uno straordinario lavoro di gruppo, che desta ancor oggi meraviglia per le tecniche adottate e per i risultati conseguiti.

 

Ancor oggi desta stupore la famosissima carta di Venezia, firmata da Jacopo de’ Barbari nel 1500.

jacopo_de_barbari

 Stupore perché rappresenta la città vista dall’alto in ogni dettaglio, stupore per la ricercatezza dei particolari, che rimandano a una città ben viva in tutti i suoi particolari del quotidiano, con una precisione nel rilievo che addirittura arriva alla sistemazione, in pochi anni, di ben tre volte della cuspide del Campanile di S.Marco, nelle versioni di stampa conosciute.
Jacopo de’ Barbari nasce con molta probabilità a Venezia, in una data che oscilla, secondo le valutazioni dei lavori lasciati dal maestro e dalle fonti di archivio che ne seguono gli spostamenti, tra il 1436 e il 1450.
E’ certo però che le fortune in vita del de’ Barbari, sono legate ai contatti con il mondo germanico, tanto da essere considerato, il maestro, o comunque persona molto influente, del massimo dei pittori nordici del tempo, Albrecht Dürer, nato a Norimberga il 1471.
Jacopo de’ Barbari giunge nella città tedesca nel 1490, ed entra al tal punto in contatto con il giovane maestro tedesco, da aver insegnato allo stesso – unico fra tutti – il canone delle proporzioni umane.
Quell’espressione: “Unico tra tutti” è dello stesso Dürer.
Jacopo de’ Barbari a Norimberga è un artista già affermato, che fa leva sulla tradizione vivarinesca veneziana, con influssi evidenti di Andrea Mantegna e il tutto rielaborato ponendo molta attenzione alle finezze estetiche della tecnica, quasi calligrafica, di matrice tedesca.
Dopo questo primo soggiorno a Norimberga, ritorna a Venezia, dove la presenza è documentata a partire dal 1494.
Quattro anni dopo inizierà l’immane impresa per la definizione della pianta di Venezia.
L’editore, e cioè l’artefice e committente del lavoro, è Antonio Kolb, un cittadino tedesco, proveniente anch’esso, non a caso, da Norimberga.
E da un documento ufficiale, una “supplica” alla Signoria della Repubblica, fatta da Kolb, dove è richiesta la possibilità di stampare la pianta, senza dazio alcuno e in tutte le terre dove si possa vendere, e con il privilegio della tutela contro le contraffazioni, per un periodo di quattro anni, dal quale possiamo ricavare una prima sensazione della “grandezza” e dell’importanza del lavoro.
Nella supplica vengono, infatti, anche spiegati i termini “tecnici” dello stesso, che durarono ben tre anni, e le grandi difficoltà incontrate per disegno, intaglio e stampa coordinando una numerosa équipe di cartografi e incisori tutti impegnati a tempo pieno, nell’impresa.
La carta fu preparata sulla base di un rilievo fatto dai “pertigatori” (assimilabili ai moderni geometri), che dovette poi essere messa correttamente in scala misurando le angolazioni seguendo gli angoli derivati dalla lettura della bussola, i “venti”, da parte di una squadra di “dissegnatori” (architetti).
Il tutto poi raffigurato graficamente dal de’ Barbari, che trasferì il disegno della carta sul blocco di legno, poi intagliato e inciso a lama e bulino.
Come si ottenne un risultato finale così eccellente sia dal punto di vista cartografico che da quello urbanistico, rimane un piccolo mistero, non essendoci prove documentate né esistendo la possibilità di un confronto con lavori simili.
E’ certo che i rilevatori presero le loro misure dai punti più alti in città, campanili, altane tetti di palazzi e case ma resta da chiarire come si ottenne una fusione così coerente e uniforme che fa capo a un unico punto di vista, incombente sulla città.
Come coerente appare il tratto d’incisione su legno di noce, tanto da far pensare, anche in questo caso a un’unica mano, che riporta, nonostante qualche dubbio, quasi inequivocabilmente a quella del de’ Barbari, per l’affinità stilistica con le opere incisorie del maestro, e per la presenza nell’inciso del Mercurio ritratto mentre impugna il caduceo, raffigurazione usata dall’artista stesso come “firma”.
Il Museo Correr, entrata in Piazza S.Marco, (la fermata più vicina è S.Marco Vallaresso) conserva alcune copie della carta nei diversi “stati” e i famosi “legni”, recentemente accuratamente restaurati.
I legni sono sei di misura pressoché uguale, contornati per permettere al momento dell’unione dei fogli (100*70) per di poter essere rifilati. 
La pianta montata misura cm 139*282, e se ne conoscono tre “stati”, cioè tre tirature principali della stampa eseguite in epoche diverse, tra il 1500 e il 1513, con alcune modifiche riscontrabili nella stesura della cuspide del Campanile di S.Marco.
Proprio le riprese del campanile ci danno un interessante spaccato della vita e della cronaca cittadina.
L’8 agosto del 1489 il campanile che ha una cella campanaria di tipo medievale sormontata da terrazzino e colonnine, con cuspide marmorea piramidale non troppo allungata, è colpito da un fulmine, che brucia tutta la sommità della torre stessa.
Sono avviati i lavori di restauro, il “proto”, ossia l’ingegnere capo della Serenissima, ne progetta una di nuova sempre a piramide e in pietra.
Il campanile intanto è coperto da un semplice tetto di coppi e tavole. Così è nel primo stato della carta del de’ Barbari (1500) e a riprova, anche nel paesaggio della “Madonna di Oxford” del Giorgione (1510).

giorgione_madonna_di_oxford Giorgione, Madonna di Oxford, 1510

Il 26 marzo 1511 un forte terremoto scuote la città. Il campanile vacilla, il tetto provvisorio crolla e la Signoria sceglie, senza ulteriore indugio, di seguire il progetto dello Spavento, rivisto nel frattempo da Bartolomeo Bon, e di terminare il campanile.
Ciò avviene tra il maggio del 1511 e l’ottobre del 1514, anche se la data ufficiale nella quale risulta posto in opera l’angelo dorato sulla sommità, è il 6 luglio 1513.
Così terminato, il campanile ha riscontro testimoniale nel famoso dipinto del “Leone di S.Marco” del Carpaccio (1516), visibile a Palazzo Ducale.
E’ di questo periodo il secondo stato della Pianta di Venezia, con tre tasselli che correggono la cuspide del campanile, ne inseriscono l’angelo e ne correggono la data da MD (1500) in MDXIII (1513).
A questo punto avviene un curioso dietro front degli editori, che si accorgono che forse troppi sono i cambiamenti urbanistici avvenuti e in corso nella città, certo forse meno significativi di quelli del campanile di S.Marco, ma che non c’è alcun motivo a rincorrerli in un continuo rimaneggiamento dei “legni”, né soprattutto nel sostituire la data dell’opera, che “fotografa”, di fatto, la città com’era proprio nell’anno preciso della prima fortunata edizione.
Il “terzo stato” della carta riporta quindi il campanile allo stato “abbassato”, senza cuspide cioè in coppi e tavole, ma clamorosamente, gli editori si dimenticano di sistemare anche il tassello corrispondente al blocco superiore, quello con l'inserimento dell'angelo del secondo stato.
Così, la terza edizione della Pianta di Venezia del de’Barbari, ritorna con un curioso flash back temporale di circa tre lustri, ma dimenticando e di conseguenza abbandonando solitario e fluttuante sopra i tetti della città, l’angelo del Campanile.

campanile_de_barbari

Il Museo Correr, oltre che per la custodia dei legni e alcune stampe della Pianta di Venezia del de’ Barbari, propone diversi itinerari alla scoperta dell’Arte e della Storia di Venezia.
Dall’Ala Napoleonica, ottocentesca sede di re e imperatori, con opere di Antonio Canova (1757-1822), si passa alle Procuratie Nuove, ideate dall’architetto Vincenzo Scamozzi (1552-1616), in cui risiedevano le maggiori magistrature della Serenissima. Qui sono descritti diversi aspetti della Civiltà Veneziana, al secondo piano, la splendida quadreria che raccoglie importanti capolavori dell’arte veneta dalle origini al Cinquecento.

 

Alessandro Rizzardini (riproduzione riservata ©)



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