Alla scoperta del Leone di S.Marco, simbolo di Venezia.
S.Marco, il Leone Alato, simbolo dell’Evangelista e scelto da Venezia per rappresentare la forza del suo potere politico e militare. Alla scoperta di alcuni leoni sparsi per la città.
Sul Canal Grande, in Piazza S.Marco, Palazzo Ducale, alle porte dell’Arsenale, fino in via Garibaldi.
Il leone alato di S.Marco si presenta con un libro aperto in mano che reca la scritta in latino PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS (Pace a te Marco, mio evangelista), che secondo la narrazione popolare starebbe a indicare le parole pronunciate da un angelo allo stesso Marco, che si era perduto naufragando nella Laguna, e che qui avrebbe trovato un giorno, dopo la sua morte, riposo e venerazione.
Naturalmente il simbolo del leone, re degli animali, rappresenta anche la forza, la fierezza, la potenza e la capacità di dare pace e giustizia, tutte qualità e caratteri con i quali il potere veneziano si auto rappresentava.
Il Leone di S.Marco è presente naturalmente nella bandiera della città, il gonfalone di Venezia.
Inizialmente la bandiera era costituita da una croce dorata in campo azzurro, colori dell’Impero Bizantino, del quale la città faceva parte.
Con l’avventurosa traslazione del corpo di S.Marco a Venezia da Alessandria d’Egitto, e la sua adozione a santo patrono della città, apparve il leone marciano su campo azzurro e sei decorazioni su fascia rossa, rappresentanti i sestieri, cioè i sei quartieri in cui si divideva e ancor oggi si divide, la città.
Infine fu adottato il leone disegnato in oro su campo rosso (granata), una versione derivata da quella adottata dalla flotta di guerra veneziana fin dal XII secolo.

E’ interessante, a questo punto, conoscere la leggenda del trafugamento del corpo di Marco.
Ad Alessandria d’Egitto, dove Marco aveva fondato la prima chiesa cristiana, due mercanti avevano trafugato il corpo dell’Evangelista, con l’intenzione di portarlo a Venezia e poterlo finalmente venerare senza temere persecuzioni.
Rustico da Torcello e Bon da Malamocco, questi i nomi, una volta impossessati dei resti, per sfuggire agli sbirri arabi, idearono un ingegnoso stratagemma: ricoprirono le spoglie di carni di maiale, considerate immonde dai musulmani, e passarono tutti i controlli, salpando poi con la loro nave e il prezioso carico.
Quando giunsero Venezia, era l’anno 828, un’immensa folla li attendeva e quando misero piede a terra, un intensissimo profumo di rose si sparse per il molo.
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Il trafugamento del corpo di S.Marco, Jacopo Tintoretto
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Per quelle spoglie, si dispose la costruzione di una chiesa accanto al palazzo ducale, destinata a essere cappella del doge e chiesa di stato, l’attuale Basilica di S.Marco.
I veneziani sono ovviamente molto orgogliosi del loro gonfalone, e lo espongono in ogni occasione pubblica ed è facile vederlo sventolare, anche al di fuori di occasioni ufficiali, ad abbellire le facciate dei palazzi.
Il Leone di S.Marco non si trova solo sul gonfalone, ma durante i mille e cento anni di storia della Repubblica Serenissima, non è mancata l’occasione di riprodurlo su pietra, su qualche quadro o affresco e in tutti i documenti ufficiali.
Il nostro percorso andrà quindi alla ricerca di scoprire alcuni di questi leoni sparsi nella città (che sono in realtà moltissimi).
Lo facciamo salendo sul vaporetto di linea 1 o 2 con destinazione Piazza S.Marco.
La nostra piccola crociera avviene lungo il Canal Grande, principale e famosissima via d’acqua, lunga tre chilometri e durerà circa una mezz’ora. Su entrambi i lati del Canal Grande, spiccano palazzi e chiese, costruiti su progetto dei più grandi architetti e in tutti gli stili architettonici che si sono via via succeduti dalla fondazione della città.
Il nostro primo leone, lo troviamo scolpito su pietra e infisso su di una facciata di un imponente edificio con mattoni a vista e con finestre protette da solidissime sbarre di ferro annodate, ed è posto alla destra del nostro senso di marcia, subito dopo l’approdo della fermata di S.Marcuola e al Fontego dei Turchi.

Il Magazzino del Megio, ora scuola Elementare A.Manzoni
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L’edificio è il Magazzino del Megio, un deposito di granaglie, gestito dalla Repubblica Serenissima, riconvertito, da molti anni in scuola elementare pubblica.
E’ un leone alato scolpito in marmo di grandi dimensioni con modi del XV secolo, scolpito però in tempi recenti da Carlo Lorenzetti, molto ben delineato ripristinato per volontà della Società Amici dei Monumenti.
La nostra navigazione procede ora osservando i palazzi alla ricerca di gonfaloni posti a sventolare.
Facile, dopo aver attraversato il Ponte di Rialto, vederli sui balconi di Ca’Farsetti e Ca’Loredan, sedi del Comune di Venezia, o poco più avanti sulla destra, in “volta del Canal” sventolare su Palazzo Balbi, sede della giunta Regionale del Veneto.
Giunti alla fermata di S.Marco, e dopo una breve passeggiata lungo il Molo, ecco aprirsi Piazza S.Marco.
Ai nostri occhi si presenta una delle meraviglie dell’intera umanità. Siamo giusto sotto le due colonne ciclopiche in granito rosa, alla cui sommità un piedistallo ospita le statue di Todaro, primo patrono della città, nell’atto di uccidere il drago, e di S.Marco, raffigurato come un leone alato, con una scultura bronzea molto antica, probabilmente in origine una “chimera” cui sono state aggiunte le ali.
In Piazza S.Marco non mancano di certo i leoni, che sono disseminati un po’ dovunque, essendoci anche una piazzetta dedicata, quella dei Leoncini a lato della Basilica.
Il nostro leone è quello posto sulla “Porta della Carta”, l’entrata monumentale di Palazzo Ducale.
La Porta della Carta, era l’ingresso della sede del potere politico della Repubblica di Venezia e deve il suo nome all'usanza di affiggervi le nuove leggi e decreti, alla presenza degli scrivani pubblici o anche al fatto che vi fossero nei pressi, gli archivi di documenti statali.
Fu costruita in stile gotico fiorito dai fratelli veneziani Giovanni e Bartolomeo Bon, famosissimi scultori e architetti.
Al centro del gruppo scultoreo della porta, è rappresentato il doge Francesco Foscari (il potere politico, la Città) in ginocchio davanti al leone marciano (la Chiesa, il potere teologico).
La peculiarità di questo leone, è che si tratta di un rifacimento ottocentesco ad opera dello scultore Luigi Ferrari in sostituzione dell’originale distrutto dai francesi al momento della loro occupazione della città e della contemporanea fine della Repubblica Serenissima avvenuta nel 1797, mille e cento anni esatti dopo la sua costituzione.
Per nostra fortuna i francesi non riuscirono a distruggere tutti i leoni alati simbolo della Serenissima, forse anche a causa della loro tirchieria, essendo stato assegnato l’appalto del lavoro a due soli scalpellini.
Da qui consigliamo ora una visita all’intero Palazzo Ducale e alle molte meraviglie che vi si trovano.
Una volta entrati potremo continuare la nostra fatica, andando alla scoperta di un’opera chiave, vero compendio dell’iconografia del Leone di S.Marco.

Vettor Carpaccio, leone marciano 1516, Venezia, Palazzo Ducale
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E’ il leone marciano dipinto dal pittore veneziano Vettor Carpaccio, nell’anno 1516, per l’arredo di una delle sale di Palazzo Ducale.
E’ visto in piedi mentre poggia le zampe sia in terra sia in mare (a rappresentazione dell’estensione dei domini della Serenissima), mentre sorregge il libro aperto con la scritta classica ed è “andante", cioè in cammino, sullo sfondo Palazzo Ducale, luogo del potere politico, e la Laguna spazio fisico protetto dalle acque e quindi ritenuto inviolabile. Dopo la visita Palazzo Ducale, che ci terrà impegnati per un paio d’ore circa, il nostro suggerimento ci porta presso l’ingresso (di terra) dell’Arsenale.
Spazio “trionfale”, costruito a ricordo della formidabile vittoria navale di Lepanto avvenuta nel 1571, della flotta cristiana contro quella turca. Va detto che l’Arsenale di Venezia, attivo sicuramente a partire dal XII secolo, è considerata la prima fabbrica “industriale” al mondo, sia concettualmente, sia per l’estensione del complesso produttivo e per il numero dei suoi occupati.
La superficie si estendeva, infatti, su un'area di 46 ettari, pari a un settimo di tutta la città, mentre il numero di lavoratori raggiungeva, nei periodi di piena attività produttiva, la quota media giornaliera di 1500-2000 unità, con un picco di 4500-5000 uomini (quasi il 2% dei cittadini veneziani del tempo), ed era in grado di sfornare, per l’eccezionale organizzazione, navi armate per il commercio o per la guerra, in tempi estremamente brevi.
Davanti alla Porta, sono schierati una serie di leoni di varie epoche raccolti nelle imprese guerresche veneziane lungo tutto il Mare Mediterraneo e posti a ricordo di esse.
Il più importante forse, ma ognuno dei leoni ha storia interessantissima, quello proveniente dall’isola sacra di Delo, nell’arcipelago delle Isole Cicladi in Grecia, (il penultimo a destra), datato VI secolo avanti Cristo, a ricordo della conquista veneziana di Corfù nel 1716.
Il nostro tour sta per avere termine, ancora una breve passeggiata a piedi, attraversando il ponte di legno dell’Arsenale, fino a raggiungere la via Garibaldi.
Qui ci attende l’ultimo leone (al civico 1594), che è in realtà una leonessa in pietra, uno dei pochi curiosi esempi in tutta la città.
La cosa ci suggerisce un piccolo sforzo ulteriore e di raggiungere a poche decine di metri, i giardini pubblici dove possiamo fare base per concederci un breve, appagante, necessario, momento di ristoro.
Nelle immediate vicinanze l’approdo dei Giardini, che ci consentirà poi un’ampia possibilità di ritorno diretto al terminal di partenza della nostra escursione.
Altra piccola crociera, con vista sul Bacino di S.Marco e a scelta, navigazione lungo il Canal Grande (linee 1-2) oppure lungo il Canale della Giudecca (4.1-4.2, 5.1-5.2, 6).
Alessandro Rizzardini (riproduzione riservata ©)