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Una guida di Venezia?
Degli itinerari da inventare?
Un elenco strampalato di luoghi, date, nomi? Nessuna novità. Tutto è già stato detto, scritto e descritto su Venezia. Anche paradossalmente il suo futuro, come dimostra una guida distribuita presso le biglietterie Ve.la, che indicava, già alcuni anni orsono, l’erigendo ponte della Costituzione, vulgo Calatrava, ancora privo di campata, come una delle località veneziane più speciali e interessanti da visitare. Poco male. Avete mai preso in mano una guida della Città? Dalla più sgangherata, alla più puntuale, su cento pagine, almeno venti sono dedicate alla bibliografia, libri, testi, ricerche, pagine Internet, che l’autore si è sciroppato per attingere alle fonti. Su Venezia è stato detto, scritto e parlato di tutto: dai suoi gatti, ai suoi leoni, dai ponti alle vere da pozzo, dalle sue leggende alla sua storia. Pensate che nel 1565 a venti anni, Veronica Franco (delicatissima poetessa) sarebbe stata inserita ne “Il Catalogo di tutte le principale et più onorate cortigiane di Venezia”, un elenco che forniva il nome, l’indirizzo e le tariffe delle cortigiane più in vista di Venezia. La mamma di Veronica era indicata (sic) come la persona alla quale bisognava versare il denaro. Niente di nuovo sotto il sole, quindi, anche il “mestiere più antico del mondo” a Venezia era ridotto a guida, con tanto di tariffario e valutazione tecnica, solo qualche decennio dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili. La tradizione delle guide e dei percorsi è giunta a noi tramite esempi illuminati e illuminanti, dalla “Carta del navigar pitoresco” del Boschini (1660), alla ottocentesca “Venezia e il suo estuario”, testo, ancor oggi, insostituibile di Giuseppe Tassini. Nei nostri giorni è tutto un brulicare di testi e di autori affannati a descrivere il descrivibile e anche il non, come visto. Una ricerca oggi, dopo il lavoro di bulino settecentesco di Canaletto, Marieschi, Carlevarjis e soci, anche satellitare. Passo dopo passo, sospiro dopo sospiro, centimetro dopo centimetro. Il “Grande fratello”, lo sappiamo, è vicino a noi, ci ascolta, ci suggerisce, ci induce. Tiziano Scarpa, scrittore, nella sua guida di Venezia dal titolo: “Venezia è un pesce”, Feltrinelli 2000, scriveva altresì: “Il primo e unico itinerario che ti suggerisco ha un nome. Si intitola: A caso. Sottotitolo: senza meta”. E ancora: “Smarrirsi è ancora l’unico posto dove andare”. Sottoscrivo in pieno. Se non avete però voglia di affrontare tanta avventurosa leggerezza, e non avete altresì qualche cosa di meglio da fare nei ritagli di tempo, leggetevi pure i miei percorsi-suggerimenti. Da qualche parte andrete, ma la possibilità di perdersi è, questa sì, molto forte.

Testo e foto di Alessandro Rizzardini |